martedì 5 novembre 2013
Nell’affrontare il soggetto della “religione celtica”, il primo dovere dello scrittore è quello di spiegare il senso in cui verrà usato in questa opera il termine “celtico”. Verrà usato per riferirsi a quei Paesi e zone in cui, in tempi storici, in un’epoca o nell’altra si è parlata principalmente la lingua celtica. Non ne consegue che tutte le razze che parlavano una forma della lingua celtica, lingua della famiglia indo-europea, fossero tutti della stessa stirpe. Invero, le prove etnologiche ed archeologiche tendono a stabilire chiaramente che in Gallia ed in Britannia, per esempio, gli uomini hanno vissuto per ere intere prima dell’introduzione di qualunque varietà di lingua ariana o indo-europea e questo è probabilmente accaduto in tutta l’Europa occidentale e del sud. Inoltre, alla luce della filologia comparata, è divenuto ora abbondantemente chiaro che le forme di linguaggio indo-europee che chiamiamo celtiche sono più strettamente relazionate a quelle della famiglia italica, di cui il Latino è la rappresentanza più nota.

Da questo consegue che noi si debba cercare il centro della dispersione della lingua celtica ariana in qualche zona d’Europa che possa essere stata il naturale centro di spargimento anche per le lingue italiche. Da questo centro comune, tramite le conquiste e gli scambi commerciali che nesono seguiti, le tribù che parlavano le varie forme di lingua celtica ed italica si sparsero nelle zone occupate da loro in tempi storici. Il centro comune di irradiazione per la lingua celtica e la lingua italica fu probabilmente nelle zone di Noricum e Pannonia, le moderne Carniola, Corinzia, ecc. e le parti vicine della valle del Danubio. I vincitori Celti ed Italiani che parlavano ariano formarono un’aristocrazia militare ed il loro successo nell’estendere la gamma delle loro lingue fu ampiamente dovuto alla loro abilità nelle armi combinata, con tutta probabilità, ad un talento per l’amministrazione. Questa aristocrazia militare era di tipo analogo a quella che portò la lingua ariana in India e Persia, Armenia e Grecia, per non parlare di coloro che in origine parlavano lingue teutoniche e slave. In vista della necessità di scoprire un centro da cui le lingue Indo-Europee o Ariane in generale possano essersi irradiate verso est, così come verso ovest, la tendenza odierna è quella di considerare che queste lingue venissero parlate in qualche zona tra i Carpazi e le Steppe sotto forma di dialetti affini di una lingua comune. Alcuni rami delle tribù che parlavano questi dialetti penetrarono nell’Europa Centrale, indubbiamente lungo il Danubio, e dalla valle del Danubio estesero le loro conquiste insieme alle loro varie forme di lingua ariana nell’Europa del sud ed occidentale.

La proporzione tra conquistatori e conquistati non era uniforme in tutti i Paesi dove loro governavano, tanto che il totale di sangue ariano nella popolazione risultante variava grandemente. Nella maggior parte dei casi le famiglie dei conquistatori originali, grazie alla loro abilità nell’arte della guerra e ad un certo istinto per governare, ebbero successo nel rendere le loro lingue il mezzo di comunicazione dominante nelle terre da loro governate, con il risultato che la maggior parte delle lingue europee odierne sono del tipo ariano ed indo-europeo. Tuttavia, non ne consegue necessariamente che le antiche idee religione della artistica civiltà di Paesi con attuale lingua ariana siano necessariamente giunti dai conquistatori piuttosto che dai conquistati. Nell’ultimo secolo si è a lungo pensato che nei Paesi di lingua ariana le caratteristiche principali della civiltà, le loro idee religiose, le istituzioni sociale e anche gli abitanti stessi fossero di origine ariana.

Un’investigazione maggiormente critica, tuttavia, ci ha resi in grado di distinguere chiaramente tra lo sviluppo dei vari fattori della vita umana che nella loro evoluzione possono seguire, e spesso hanno seguito, linee più o meno indipendenti. La storia fisica della razza, per esempio, è un problema in se stessa e dev’essere studiata tramite metodi antropologici ed etnologici. Anche la lingua si è spesso propagata lungo linee diverse da quelle della razza e la sua investigazione appartiene alla sfera dei filologi. Neppure la civiltà materiale ha necessariamente seguito le linee dello sviluppo razziale o linguistico e la ricerca delle antiche strade di spargimento si possono sicuramente lasciare agli archeologi. Similarmente, l’espansione delle idee nella religione e nel pensiero è avanzata tramite linee proprie e la sua investigazione dev’essere condotta tramite i metodi e lungo le linee dello studio comparativo delle religioni.

Nel senso ampio, dunque, in cui useremo il termine “religione celtica” in quest’opera, si copriranno le usanze del pensiero religioso prevalente nei Paesi e nelle zone che, nel corso del tempo, furono caratterizzate principalmente dalla lingua celtica. Alla somma totale di queste idee religiose hanno contribuito numerose fonti. Sarebbe imprudente affermare che i vari corsi della conquista celtica ariana non abbiano fornito alcun contributo alle concezioni della vita e del mondo che i Paesi da loro conquistati sono giunti a possedere (e la prova del linguaggio punta invero verso alcuni di tali contributi), ma la loro parte pare essere piccola in confronto a quella dei loro predecessori; né sorprende, considerando l’immenso periodo durante il quale le terre da loro conquistate sono state occupate. Niente è più chiaro della meravigliosa persistenza delle usanze di pensiero tradizionali ed antichissime, anche di fronte alla conquista ed al soggiogamento, e, qualunque idea di religione i conquistatori ariani delle terre celtiche possano avere portato con loro, coloro la cui conquista era spesso solo parziale non poterono sradicare le inveterate credenze dei loro predecessori ed alla fine il risultato fu indubbiamente qualche compromesso, o la vittoria della fede precedente.

Ma gli stessi conquistatori ariani della Gallia e dell’Italia non erano uomini avanzati lungo il Danubio in una generazione. Quegli uomini che parlavano la lingua ariana che si riversarono nella penisola italiana ed in Gallia erano senza dubbio di sangue mescolato con abitanti più antichi dell’Europa centrale ed erano entrati nel corpo di idee che formava le credenze religiose degli uomini della valle del Danubio. Le comuni modifiche della lingua ariana, sia degli Italiani che dei Celti comparate con il Greco suggeriscono contatti con uomini di lingue diverse. Anche tra i nomi degli Dei celtici, come tra quelli di altre nazioni, troviamo radici che non sono apparentemente riconducibili ad alcuna delle lingue indo-europee conosciute e noi non sappiamo quali lingue pre-ariane possano avervi contribuito. A tutt’oggi gli studiosi sono molto più vividi quanto siano mai stati di fronte alla  complessità degli elementi di contributo che sono entrati nel tessuto delle antiche religioni dell’umanità e, più i resti delle religioni celtiche vengono investigati, più complessi diventano i fattori che vi hanno contribuito. Nelle lunghe ere prima della storia vi furono conquiste non riportate ed innumerevoli migrazioni e le idee non hanno mancato di espandersi solo perché non vi erano storici a registrarle.

Più si esaminano gli scarsi resti della religione celtica, più diventa chiaro che molte delle sue caratteristiche si sono evolute durante il vasto periodo dell’età della pietra. Durante questi millenni, gli uomini hanno sviluppato, in concomitanza con la loro civiltà materiale, una sorta di filosofia di vita funzionante, tracce della quale si ritrovano in ogni terra dove questa forma di civiltà è prevalsa. La religione dell’uomo non può mai essere dissociata dalla sua esperienza sociale e gli stadi dolorosi attraverso i quali l’uomo ha raggiunto la vita agricola, per esempio, hanno lasciato la loro impronta indelebile sulla mente dell’uomo nell’Europa occidentale così come in ogni altra terra. Siamo perciò costretti, in base alle indicazioni che abbiamo in merito alla religione celtica, ai nomi delle sue Divinità, ai suoi riti ed alle sue sopravvivenze nel folklore e nella leggenda, a giungere alla conclusione che la sua base fondamentale sia un corpo di idee simile a quelle di altre terre, che erano i correlativi naturali delle fasi di esperienza attraverso cui passava l’uomo nel suo emergere verso la vita civilizzata. La dimostrazione e l’illustrazione di queste relazioni sarà lo scopo dei capitoli che seguono.

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